Milonga di San Valentino

C’è un momento, ogni anno, in cui il mondo si veste d’amore.
Le vetrine si tingono di rosso, i nomi si fanno dolci, le promesse sembrano avere una forma già scritta. Eppure, proprio in quel tempo così definito, sento il bisogno di fermarmi. Di chiudere gli occhi. Di ascoltare.
Perché l’amore, quello vero, a volte non ha nome.
A volte non è una storia in due.
È un modo diverso di camminare nel mondo. È il respiro che rallenta davanti a un dettaglio che quasi nessuno nota. È un brivido leggero che attraversa la pelle senza chiedere permesso.
La milonga di Sabato 14 Febbraio nasce da qui.
Da uno spazio sottile, quasi invisibile. Da un desiderio che non fa rumore ma arde piano.
Non è dedicata soltanto a chi è innamorato di qualcuno.
È per chi è innamorato della vita.
Per chi cerca negli sguardi una verità, nei silenzi una promessa, nei passi un incontro che possa sorprendere.
Il tango, lo sai, non è solo una danza.
È un respiro che si allunga tra due corpi.
È l’incontro di due solitudini che, per un istante, smettono di essere tali. Si sfiorano. Si riconoscono. Si scelgono.
Immagino quella sera come un piccolo rito segreto. Le luci si abbassano lentamente, come se anche loro volessero proteggere ciò che sta per accadere. La musica comincia a insinuarsi tra i pensieri. I passi si fanno più lenti, più consapevoli.
Qualcuno entrerà con un sorriso timido.
Qualcun altro con un desiderio nascosto.
E forse, tra un brano e l’altro, due sguardi si incontreranno un istante di troppo.
Sarà lì che accadrà qualcosa.
Un invito porso con delicatezza.
Una mano che si sfiora.
Un abbraccio che si chiude e trattiene il tempo.
Nel tango c’è un momento sospeso.. quello prima del primo passo.. in cui tutto è possibile. È un confine sottile tra attesa e abbandono. Tra controllo e fiducia. Tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare, anche solo per una canzone.
Vorrei che chi verrà si senta innamorato. Anche solo per una notte.
Innamorato della musica che vibra nel petto.
Del movimento che accarezza lo spazio.
Dello sguardo dell’altro, che racconta senza parole.
Perché l’incanto del tango non promette eternità.
Promette intensità.
E forse, quando la serata finirà e qualcuno uscirà nella notte con i passi ancora addosso, con il respiro che non ha mai smesso di danzare, con un brivido che resta sulla pelle come un segreto, capirà.
Capirà che amare la danza, il corpo, l’istante…
è già abbastanza.
E che, a volte, l’amore comincia proprio così:
con un invito sussurrato nel buio
e una storia che nasce tra un passo e l’altro,
quando meno te lo aspetti..

Nadia Sorrentino (NadyTango)

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